Sir Patrick Smith aveva studiato un piano di emergenza mettendo al corrente Esdy soltanto poco prima della partenza verso la torre dell’isola, un piano che caricava sulle spalle della ragazza ulteriori responsabilità. In realtà si trattava di raggiungere ugualmente lo scopo prefisso, con la differenza che il rischio sarebbe cresciuto a dismisura per chi, sfuggito alla eventuale cattura da parte dell’agenzia governativa, avrebbe dovuto agire da solo e senza alcun appoggio. Era un tentativo estremo, l’ultima risorsa da giocare prima della resa finale. La giovane O’Brien si tuffò in uno stretto canale che partendo dalla base del complesso si ricongiungeva con il mare, aveva scelto un punto coperto dalle rocce alla vista dei guardiani; era una discreta nuotatrice e il fondale, secondo quanto rivelatole da Smith, doveva essere alla sua portata. Il basamento roccioso su cui si ergeva la torre sembrava il ventre scosceso di un gigante e arrivare all’entrata principale del laboratorio scegliendo quel percorso era assolutamente improponibile. Nè tantomento riuscire a trasportare un uomo in carrozzella sotto la superficie dell’acqua. Nuotò senza intoppi scendendo in apnea verso la parete della montagna, mettendo a dura prova la resistenza dei suoi polmoni. Quando già cominciava a credere di non farcela le si presentò davanti un occhio scuro; una fenditura dentro la roccia a poca distanza dal fondo del basso canale. Esdy scivolò dentro il pertugio largo a malapena un metro e mezzo per sbucare in una caverna all’interno dello scoglio, dove il livello dell’acqua era abbassato da una sacca d’aria che le servì per recuperare affannosamente il respiro. Il paesaggio che le si presentò, una volta guadagnato il margine asciutto che disegnava un cerchio sconnesso intorno al canale, era ricco di stalattiti e si inoltrava verso un percorso in salita, tra pareti di metallo costruite dentro il sasso.
«Ma chi...? ehi, non ti muovere da lì!» esplose la voce di una guardia alla sua destra facendola trasalire. Le speranze di raggiungere il cuore della torre si stavano vanificando ancora prima di azzardarle. Tenendola sotto tiro, costringendola a incrociare le mani dietro la nuca, il militare mosse l’auricolare con l’intenzione di comunicare l’intrusione al proprio comando; fu il primo e ultimo tentativo che fece. Esdy sferrò una violenta gomitata all’altezza della sua tempia, voltandosi con grande rapidità assestò una prepotente ginocchiata al basso ventre che lo piegò in due per il dolore, poi raccolse le mani per dar maggiore spinta a una serie di gomitate all’indirizzo della cervicale. Stordito, in ginocchio, ma ancora parzialmente cosciente, il militare la colpì con un uppercut allo stomaco, puntellando la gamba per rialzarsi. Ma un tremendo colpo di karate con il piede permise a Esdy di avere la meglio. Si concesse due minuti per permettere alla testa di smettere di pulsare a causa del pugno incassato, consapevole di avere soltanto superato un primo ostacolo al compito impossibile che l’attendeva.
“Perchè?” come il martello di un fabbro che picchia incessantemente la lama incandescente la domanda martellava la sua testa. “Perchè?”
Alcune delle risposte erano già state svelate durante le prime ore della sua prigionia; la figura che si era mantenuta sino a quel momento in disparte, lasciando ad altri giocatori il campo da gioco, apparteneva a William Friel. Negli ultimi anni si era dimostrato abile ad orchestrare le vite altrui, perseguitando Karl O’Brien e la figlia Esdy (e chissàiddio quante altre persone a loro legate) per inseguire i suoi oscuri e sporchi scopi. Si era dichiarato primo responsabile della sua menomazione fisica: non doveva morire, quel giorno, ma semplicemente essere confinato su di una sedia a rotelle per una duplice ragione. La prima consisteva nel renderlo una pedina inutilizzabile per la famiglia O’Brien, la seconda nel renderlo una pedina facilmente utilizzabile per i propri fini; dopotutto non era forse stato lo stesso Sir Patrick Smith a condurre la ragazza di Rosslare nella torre dell’isola?
«Non mi sono mai veramente fidato di te, Friel.»
Disse l’inglese in un basso sussurro appena percepibile.
«Lo so, Smith. Sfortunatamente la tua mancanza di fiducia, giustamente avvertita, non ti è servita a nulla. Almeno su questo converrai con me, vero?» gli rispose l’avvoltoio dagli occhi gialli, con un ghigno maligno dipinto sul volto.
«Finirai per fare un passo falso a furia di tenere il piede in più staffe. Forse il governo, forse i terroristi, o forse alcune delle persone di nostra comune conoscenza; qualcuno ti farà pagare per ogni cosa che hai fatto.»
«Appena la figlia di Karl sarà nelle mie mani (e credimi è solo questione di ore ormai), servizi segreti e terroristi faranno a gara per elevarmi tra i loro massimi ranghi; e per quanto mi riguarda, gli uni valgono gli altri» gli confidò con fare da cospiratore «per quanto riguarda invece le nostre “comuni conoscenze”, beh, ho giusto ancora delle cose da farti sapere...» L’avvoltoio battè rapidamente i palmi delle mani due volte e dalla parte più nascosta dello stanzino umido e spoglio illuminato da un solo lampadario piatto, dove Sir Patrick Smith era stato portato narcotizzato, si fece avanti una figura massiccia, dal fisico robusto e dal portamento sicuro. Il prigionierò sgranò gli occhi assistendo alla preparazione del nuovo venuto; si sollevò le maniche della mimetica e si infilò un paio di guanti da chirurgo mentre la luce fioca risaltava la cicatrice sotto lo zigomo destro.
«Sorpreso? ne sarei compiaciuto... ma anche un po’ deluso; l’amico Kelmith Radenstein, o agente K-Rosso se preferisci, segue le mie orme e, con un po’ di esperienza, imparerà ancora meglio come “tenere il piede in più staffe”, vedrai...».
Per qualche tempo non si udirono altre parole all’interno dello stanzino, soltanto le urla. E, tra un grido e l’altro, echi di pensieri ripetuti; “Perchè?” come il martello di un fabbro che picchia incessantemente la lama incandescente la domanda martellava la sua testa. “Perchè?”.
«È troppo... questo è troppo grande per me sola. Fino a pochi mesi fa conducevo una vita normale, con un lavoro dignitoso e sicuro dentro un ufficio, con degli amici e delle amiche che mi volevano bene. Oggi quel passato sembra essere stato rinchiuso dentro una scatola e sepolto in qualche luogo sconosciuto, oggi... non so più nemmeno io quale sia il mio vero oggi.
Non è giusto... non lo è affatto!»
«Sei molto più forte di quello che tu stessa credi, Esdy.»
«Si? e dove se ne è andata adesso tutta questa forza?»
«Qui.» Le rispose portandosi il pollice della mano destra a sfiorarsi il petto, in prossimità del cuore.
Poi, come ogni altro sogno di qualsiasi altra persona al mondo, anche il sogno di Esdy sfumò come nebbia al sole e Karl O’Brien lasciò il posto a un paesaggio ricco di rocce ed erbacce incolte. Aveva le guance ancora umide, segno di un pianto recente che si era prolungato sino ai confini del sonno. Ma anche in quella landa desolata e nebulosa dai bordi incerti, il padre si era preso cura di lei non lasciandola sola.
Non sapeva quanto l’avesse portata lontano PB nella folle corsa impostagli. L’Irish draught stava in piedi a pochi passi da lei, brucando la poca erba che affiorava dal terreno.
“Posso ritenermi già fortunata se non gli ho fatto rompere una gamba...” si rese conto mentre con le mani si massaggiava la schiena indolenzita. Guardandosi meglio intorno notò degli avvallamenti che la proteggevano da occhi indesiderati; inconsciamente si era spinta in una zona che appariva quasi una conchiglia rovesciata. Era certa che anche questo non le sarebbe servito; l’isola restava comunque uno spazio circoscritto limitato di cui sapeva molto poco. A differenza dei suoi persecutori. Prima di allora c’era sempre stato qualcuno in grado di darle una mano ad uscire da situazioni critiche: Kelmith, che aveva conosciuto con il nome in codice di K-Rosso, era tra questi. Lui teneva a lei più di quanto avesse mai lasciato trapelare prima della notte precedente, quando le aveva fatto percepire il calore del suo sentimento. Adesso la situazione si era capovolta, adesso era lei stessa a trovarsi nella condizione di aiutare lui e gli altri. Senza pensare ai pericoli, senza meditare sulle possibili conseguenze; perchè se lo avesse fatto si sarebbe persa definitivamente.
«Dobbiamo tornare, Puck Baby. Devi riportarmi indietro, al punto in cui siamo fuggiti.»
Disse al cavallo, sforzandosi di mantenere ferma la voce per rassicurare prima se stessa e poi l’animale. Il confronto tra Davide e Golia risultava persino improponibile; non disponeva di fionda nè di sasso alcuno e quello che poteva mettere in campo di suo si era dimostrato già inefficace. Però, come le aveva rammentato il padre in sogno, disponeva di una risorsa certa; disponeva del suo cuore.
William Friel era furioso. Quella caparbia ragazza che aveva ritrovato capacità credute sepolte, gli era sfuggita sotto il naso. Molto del credito conquistato negli alti ranghi dei servizi segreti dipendeva da quello che lei poteva rappresentare; ed Esdy era il simbolo di una nuova specie. In passato si era affiancato a Karl O’Brien, fingendosi amico e aiutandolo a sviluppare gli studi sui fenomeni di psicocinesi, coinvolgendo Mevy, sua stessa figlia, per rendere la propria partecipazione più credibile. Il suo era un ruolo delicato da triplogiochista che non si fermava davanti a nessun ostacolo pur di raggiungere i propri fini: collaborava con le cellule terroristiche mentre fingeva di stare dalla parte del governo e si prodigava nei sotterranei dell’E.S.D.Y. William Friel sembrava nato per riuscirci. Se fosse stato paragonato ad un animale, probabilmente, l’avvoltoio era il volatile che più si addiceva alle sue caratteristiche fisiche e mentali. Con il trascorrere dei minuti recuperò calma e lucidità: Syano si era aggrappato a lui tentando di percuoterlo, prima di essere neutralizzato a fatica dai militari, la figlia di O’Brien era scappata, certo, tuttavia la fuga non le sarebbe servita a nulla e presto le sue mani avide e rapaci l’avrebbero fermata. Serrò gli occhi gialli mentre il piccolo gruppetto che accompagnava la giovane veniva condotto alle celle...
Puck Baby corse sino a rimanere senza fiato. Superò la parte collinare dell’isola lanciandosi tra la vegetazione e il terreno sconnesso. I muscoli tesi nello sforzo, gli zoccoli che pestavano con forza polvere e terriccio, rischiando in un paio di occasioni di perdere l’equilibrio e precipitare dalla scogliera. Esdy teneva gli occhi chiusi mentre il vento selvaggio le sollevava i capelli e le sferzava il viso. Attingere alle proprie capacità e rivolgerle verso l’esterno era come denudarsi l’anima in un mondo di ciechi, provava un senso del pudore più profondo di qualsiasi nudità fisica: ed essere vista comportava uno schock tanto grande quanto imprevisto. L’uomo dagli occhi gialli aveva scrutato a fondo nella sua anima, banchettando senza ritegno tra le carni esposte, calpestando pudori e dignità con la stessa attenzione del maiale che si rotola nel recinto. Quando PB si fermò senza forze si aggrappò al collo del cavallo, piangendo.
“Li ho abbandonati” considerò mentalmente “loro contavano su di me... e io li ho abbandonati. Che cosa posso fare adesso? che cosa posso fare?”. Il giorno stava per morire a Ovest e il sangue degli innocenti caduti sull’isola pareva volerne dipingere gli ultimi tratti di una tela scarlatta.
Poi scivolò lentamente dalla schiena dell’animale toccando il suolo supina, coprendosi il volto con entrambe le mani e singhiozzando disperata.
Così era avvenuto. L’anello più forte mostrò la sua parte più delicata: quella della struttura imperfetta, del segmento soggetto a cedimenti. Esdy era caduta. Accadeva sempre sull’isola dei pensieri (come si era presa la briga di definirla) dove una bambina, al centro delle attenzioni di molti grandi e di progetti ancora più grandi, giocava con cose che comprendeva soltanto minimamente.
“Sarà come un gioco e nulla di diverso” le confidava l’inglese amico del padre “ricordati che io sarò accanto a te in ogni momento, piccola mia” le ripeteva invece il genitore. Erano entrambi bravi a farla sentire a proprio agio in mezzo a quegli sconosciuti dal lungo camice bianco dentro la torre dell’isola dei pensieri (un complesso simile esternamente a un faro della costa che celava però, dietro l’apparenza di un rassicurante granito, freddo metallo senz’anima e meccanismi oscuri). E quando la sua testa pulsava così tanto da minacciare di scoppiarle, loro erano di parola: alzavano la voce (litigavano?) con gli altri uomini intorno e si davano da fare per farla uscire e riportarla alla sua vita di bimba.
Più o meno anche ora, l’inglese amico del padre, si era espresso allo stesso modo prima di farla rientrare nei laboratori tra le rocce e il verde. Il “gioco” doveva semplicemente essere lo stesso: leggere nella testa delle persone. E anche ora, come ieri, Esdy si era mostrata brava in questo. Aveva presto compreso come azionare i controlli per permettere alla piccola squadra di cui faceva parte di penetrare senza problemi all’interno. Syano, K-Rosso e Sir Patrick Smith le erano accanto mentre già si dirigeva, indisturbata, lungo i corridoi che conducevano al cuore del complesso. Ogni volta che captava i pensieri di tecnici o guardie in avvicinamento riusciva a deviare verso la direzione più sicura. Il genio di Gustavo Astiperga, tanto utile alla causa governativa e a condizionarne involontariamente l’esistenza, era la chiave per la sua salvezza dall’accanimento del contropionaggio. Ma come ogni complesso ingranaggio, e la mente della ragazza di Rosslare questo era, esisteva la possibilità che un elemento esterno ne minasse le funzioni: L’uomo dagli occhi gialli.
Le onde telepatiche, al suo cospetto, diventavano simili alle frequenze di un sonar che finivano assorbite, anzichè rimbalzare sull’ostacolo denunciandone la presenza, e le percezioni di Esdy collassavano. Il senso di smarrimento sfiorò livelli mai provati prima: il laboratorio dentro la torre scomparve, l’obiettivo da raggiungere sfumò, le persone amiche e il personale divennero coriandoli soffiati dal vento. Soltanto una cosa importava ancora: scappare via dall’uomo dagli occhi gialli. Si ritrovò, senza sapere bene come, in sella a Puck Baby, aggrappata con forza e con il corpo schiacciato sulla schiena del cavallo, le gambe a colpirne i fianchi battendoli senza sosta per farlo correre ancora più veloce.
Così era avvenuto. L’anello più forte mostrò la sua parte più delicata: quella della struttura imperfetta, del segmento soggetto a cedimenti. Esdy era caduta.
Ho ricevuto riscontri positivi, in molti casi quasi commoventi, da parte di chi ha acquistato e letto Fiori nella Neve. Tutti, indistintamente, conservati e proposti sulla colonna destra del mio blog. Pochi giorni fa mi è giunta una comunicazione privata, da parte di uno di voi. Particolare, perchè parla di qualcuno che non conosce nulla di quello che scrivo in rete e, semplicemente, ha aperto il libro iniziando a leggerlo...
Ciao Alberto, questa te la devo proprio raccontare perchè penso ti possa far piacere.
Come ti avevo detto avevo prenotato on line il tuo libro ma siccome io a casa non ci sto mai, avevo dato l'indirizzo dei miei entrambi in pensione.
L'altro giorno mi chiama mia madre per dirmi che era arrivato un libro. Le dico di si, che già avevo avvertito mio padre, che poi sarei passata a prenderlo.
Ieri sera ero a cena da loro dopo aver accompagnato mia madre ad una visita.
Le ricordo che poi doveva darmi il libro e lei candidamente mi dice:
"Ah ma lo sto leggendo io. E' tanto bello, non mi capita mai di leggere libri che mi prendono dall'inizio ma mi manca poco, l'ho quasi finito in due giorni. Se vuoi domani te lo ridò".
Incredibile, mia madre affascinata da un libro!! Ho sorriso.
Le ho detto di leggerlo con tutta tranquillità, di assaporarlo e poi una volta finito lo avrei letto io.
Ecco ci tenevo a raccontarti questo piccolo particolare che non è affatto piccolo. Sai mia madre è andata in pensione da poco e deve trovare cose nuove da fare. Leggere potrebbe per ora essere una cosa ma tutti i libri che comincia poi li lascia lì, non la entusiasmano.
E questo libro è arrivato a casa loro per caso, per i motivi che ti ho detto e neanche a farlo apposta lo ha preso proprio lei, è stato recapitato nelle sue mani.
Quindi essere riuscita a leggere il tuo libro con entusiasmo è un risultato non indifferente.
Complimenti, vuol dire che sei proprio bravo. La mia mamma si complimenta con te.
Stefania.
“Quante gocce di rugiada intorno a me.” (PFM).
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il mio primo libro: acquistalo :-)
Il presagio di sangue la colse allo stomaco mentre stavano per scendere sulla costa meridionale di Rathlin Island. Esdy portò entrambe le mani alla bocca dello stomaco vacillando vistosamente, e un forte capogiro minacciò di farle perdere l’equilibrio. K-Rosso si precipitò a sorreggerla; era il più vicino mentre Syano fissava le cime del loro barcone a terra.
«Va tutto bene?» le chiese preoccupato.
«Si, si... stai tranquillo. Non so che cosa sia stato ma ora è... passato.» Gli rispose lei, mentendo.
«Dovrai prestare molta attenzione al controllo delle tue facoltà. Come ti ho spiegato, qui potenzialmente possono esprimersi oltre ogni previsione. Probabilmente potrai percepire non soltanto le onde del pensiero, ma anche quello che gli stessi luoghi hanno imbrigliato nella rete del tempo.» Osservò l’uomo sulla sedia a rotelle «qui Marconi ha testato la prima trasmissione radio e qui avvenne anche uno dei più sciagurati massacri compiuti dalla milizia inglese ai danni dei rifugiati irlandesi: la terra ha una memoria dei fatti superiore a quella di qualsiasi suo figlio.» Esdy conosceva quella parte della storia: nel luglio del 1575 il Conte di Essex fece trucidare centinaia di donne e bambini, e il sangue degli innocenti scorreva ancora nel fiume dei ricordi dell’isola. PB, condotto sopra il barcone insieme a un altro cavallo per essere utilizzati come mezzi di rapido trasporto, si agitava inquieto, come se condividesse una parte delle sensazioni provate dalla ragazza di Rosslare.
“Una parte... soltanto una parte di quello che sento puoi davvero avvertire” riflettè carezzando l’animale per cercare di tranquillizzarlo. Fissarono una pedana di legno con sopra Sir Patrick Smith a un cavallo, sul quale salì K-Rosso, mentre Esdy montò PB insieme a Syano e, superando senza ostacoli un breve tratto di terreno accidentato si fermarono di nuovo.
Kelmith fece un gesto con la mano invitandoli a raggiungerlo: si era servito di una sbarra di acciaio e della sua stessa forza per neutralizzare le telecamere sul terreno. La squadra di sorveglianza sopraggiunse in zona in meno di cinque minuti; si trattava di due elementi armati e in abiti militari. Come previsto da Sir Smith le misure di sicurezza erano limitate. K-Rosso e Syano si sbarazzarono di loro in un lampo cogliendoli di sprovvista. Poi Esdy e lo stesso Syano indossarono le mimetiche delle guardie abbattute per dirigersi verso l’entrata di quella che, a tutti gli effetti, appariva una struttura con alte mura metalliche in grado di contenere il laboratorio di una divisione governativa. Il titolato inglese e l’agente segreto che aveva baciato Esdy li seguirono a breve distanza. Secondo il piano prestabilito spettava ora alla giovane dagli occhi verdi il compito più delicato di quella fase. Se avesse fallito non ci sarebbe stata alcuna via di scampo.
Secondo Sir Smith il modo migliore per sistemare le cose era quello di rendere inutilizzabile la torre dell’isola. Raccontata così sembrava facile da farsi ed altrettanto pazzesco: eppure c’era una logica perfetta dietro il suo ragionamento. Smantellando l’elemento catalizzatore, gli esperimenti genetici sarebbero diventati impossibili da portare a compimento, sia per i servizi segreti che per le organizzazioni terroristiche ansiose di utilizzare le persone come autentiche armi letali.
«Basteremo noi quattro?»
«Conosciamo entrambi le qualità di Syano e io posso garantire personalmente per quelle di Radenstein. Ognuno di noi avrà un compito delicato ma importante e potremo realizzare un obiettivo che un intero reggimento di marines non arriverebbe a raggiungere.» Rispose mentre lei lo spingeva verso l’esterno, dove K-Rosso scrutava guardingo le vie di una sonnolenta Ballycastle.
«Sono molto perplessa... come è possibile che un uomo nato nel 1800 sia servito come punto di riferimento per delle ricerche che l’Irlanda ha compiuto su di me?» osservò cercando di dare un senso a quanto subito nel corso dell’infanzia e di accantonare i pensieri che Kelmith le provocava, dopo quanto accaduto tra loro la sera prima.
«Devi capire che Gustavo Astiperga è stato un genio, sia per la sua epoca e sia per la nostra. Ha anticipato gli studi di Guglielmo Marconi sulle onde radio e ha dato concretezza alle teorie sulla psicocinesi di Frederic William Henry Myers, trovando l’anello trascurato nelle ricerche di entrambi: il campo magnetico terrestre. Stando a quanto ipotizzato nelle sue scritture, c’è una stretta relazione tra la trasmissione delle onde radio e quelle della mente umana in rapporto a precise coordinate latitudinali e longitudinali. In parole povere, Esdy, a Rathlin Island sporadici fenomeni legati alla psicocinesi trovano il terreno ideale per svilupparsi in maniera sbalorditiva.»
Puck Baby alzò il capo in direzione sua avvertendo l’avvicinarsi della ragazza di Rosslare e della strana coppia di personaggi che l’accompagnava, legato al portico della casa attendeva di essere nuovamente sellato.
«Non riuscirò a mantenere il basso profilo che speravo, i servizi segreti non si scorderanno mai di me. Mi sembra di imboccare un tunnel di cui conosco solo l’entrata: è un ruolo che non voglio.»
«La tua è una parte che nessuno vorrebbe» continuò Sir Smith «e noi faremo tutto il possibile per risolvere la situazione, devi avere molta fiducia e pazienza, ragazza mia.»
Si misero in movimento per raggiungere un posto convenzionato, dove Syano si sarebbe unito al terzetto e insieme avrebbero poi coperto il percorso che ancora li separava dalla loro meta: l’isola che aveva segnato la vita di Esdy.
Forse sono un alieno proveniente dal pianeta K-PAX, convinto di tornare a casa prima della fine della estate... Raccolgo notizie su questo pianeta per i miei componimenti elettronici.
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"Steve Travel è un ex lottatore di wrestling con grossi problemi fisici e un passato da scoprire. Uomo combattuto e tormentato dovrà vivere un calvario fatto di ricordi, travagliato presente e incerto futuro."
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Dicono di Fiori nella Neve...
"(...) Se dovessi scegliere due parole chiave per descrivere ciò che “Fiori nella neve” mi ha lasciato, sicuramente sarebbero positività e tenacia, forse le due chiavi della porta della vita."Dreamt
"Sono stata piacevolmente sorpresa dalla lettura. (...) Ben delineati i personaggi e una narrazione dalla quale traspare dolcezza. Il racconto è avvincente e a tratti commovente."fayum
"(...) E' difficile esprimere a parole le emozioni che mi ha dato. Uno dei pochissimi libri che speravo non finisse mai. Lo rileggerò di nuovo, è troppo bello. Consiglio questo libro a tutti!"Faus74
"(...) Snodandosi tra presente e passato, con continui flash back tra momenti di meritata gloria e attuale sconfitta del protagonista, la narrazione è piena di colpi di scena, racchiusa in un plot fitto e incalzante."Gardenia
"Ognuno di noi ha un lato oscuro che in parte riusciamo a mantenere sopito. A volte invece esplode inesorabilmente (...) Scorrevole, dolce, intrigante ... un racconto che mi ha sinceramente appassionata."Johakim
"La lettura di questo libro mi ha dato qualcosa di fondamentale: mi ha dato emozioni (...) i personaggi sono oggetto di uno scavo psicologico piuttosto profondo, che ce li pone davanti nei loro aspetti più veri."MassimoT
"Si legge dolcezza, sentimento che mai si potrebbe pensare in un lottatore di wrestling (...) Steve esce dalla carta e si racconta (...) Ti coinvolge dalla prima all'ultima pagina come un grande thriller sapendoti emozionare e commuovere."monicamarghetti
"(...) Emozionata e frastornata per gli intrecci emotivi. Adesso capisco come mai mia madre abbia amato tanto il libro. Ho assorbito ogni parola, ho immaginato ogni scena. Mi ha letteralmente presa, coinvolta."Stefy71
"(...) Protagonisti che si raccontano senza esibizionismi. Tutta quella neve non dà una sensazione di freddo, al contrario, fa sentire bene. (...) Divertimento puro, pulito, la gioia di leggere una bella favola."SuzieQ
"(...) Mi ha colpito il modo di scrivere: storia reale e storia surreale. Una scrittura scorrevole, si legge in "un fiato", ed è anche una lettura che ci lascia molto."tunkulkik
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Esdy narra a puntate le vicende di una ragazza irlandese alla ricerca
della propria identità in un contorno di spy-story.
Prot è un personaggio in bilico tra natura aliena e mistero.
Ne narro le gesta in un racconto thriller-fantascientifico in più puntate
e in un diario segreto a pagine singole.
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L'annosa questione della mia diffamazione in rete, l'attacco gratuito subito, e il successivo post mistificatore, che analizzo in chiusura commenti, con cui hanno praticato del vergognoso mobbing per insabbiare i fatti
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Persecuzione malata e continua, a distanza di oltre un anno, con altro post che rilancia meschine falsità e che smantello punto dopo punto in chiusura commenti vanificando gli attacchi da parte di una blogger manipolatrice, con ansie di protagonismo e già responsabile di pesanti scontri verbali con altri utenti, evidentemente affetta da grossi e seri disturbi comportamentali
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Il blog Keypaxx, è stato simpaticamente segnalato 4 volte con il premio "10 e lode" da questi amici che ringrazio per la generosità:
"Un blog capace di trasmetterti gioia ed ispirazione, un blog che ti fa sentire bene quando lo visiti, a me trasmette qualcosa..."
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"Perchè lo seguo dal mio esordio in questa vita da blogger e non mi lascio mai scappare i suoi racconti, le sue parole che fanno riflettere e fanno mettere in moto il cervello. Scrittore vero, capace di aprirti il cuore e stringerlo di angoscia, capace di trascinarti nel vortice delle sue emozioni e costringerti a viverle come se ne fossi protagonista. Perchè le sue idee mai banali e criptate nel suo linguaggio e nel suo stile così coerente e raffinato mi rendono orgogliosa di averlo come amico. Perchè con lui ho scoperto che gli alieni non sono poi coi così diversi dagli umani, che ci sono dei codici condivisi fin troppo simili, che si può stimare e apprezzare il talento e i sentimenti di una persona, o alieno che dir si voglia :-) , anche senza conoscerne i lineamenti del volto. Perchè sono sicura che la sua capacità e la sua passione sapranno regalargli le soddisfazioni che merita. Perchè pensate, riesco addirittura a leggergli nel pensiero, vero Key?!"
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